Hiv: con o senza, lavorare è sempre un diritto

Lavorare è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, le leggi nazionali e le norme internazionali che tutelano il diritto al lavoro da ogni forma di discriminazione, anche per chi è affetto da Hiv. Nonostante ciò, la paura provocata dalla mancata conoscenza delle modalità di trasmissione del virus ostacolano, ancor oggi, l’integrazione dei lavoratori sieropositivi.

Ignoranza e pregiudizio sono figli di una scarsa informazione sul virus dell’AIDS: questo non è più accettabile. Sono passati ventisette anni dalla campagna AIDS. I rapporti umani non trasmettono il virus (1987) di Pubblicità Progresso, il cui obiettivo era fornire un’informazione corretta al pubblico su una malattia ancora poco conosciuta. Dopo più di un quarto di secolo, è giunto il momento di conoscere davvero quella che è stata definita come la “peste del XX secolo”.

Il virus Hiv, Virus dell’Immunodeficienza Umana, è un retrovirus (un virus a RNA) che attacca alcune cellule del sistema immunitario, principalmente i linfociti CD4, che sono importantissimi per la risposta immunitaria, indebolendo il sistema immunitario fino ad annullare la risposta contro virus, batteri, protozoi e funghi. La distruzione del sistema immunitario causa una sindrome che si chiama AIDS (o, in italiano, SIDA: Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita). Una persona affetta da SIDA è maggiormente esposta alle infezioni.

L’Hiv è un virus, l’AIDS è una sindrome, cioè un insieme di patologie che si può manifestarsi nelle persone con Hiv anche dopo diversi anni dall’infezione, ed è evitabile con l’assunzione delle terapie anti Hiv. Una persona che vive con l’Hiv non necessariamente ha l’Aids.

Come si trasmette l’Hiv? In tre modi: per via ematica (scambio di siringhe infette di tossicodipendenti, trasfusioni di sangue non sottoposto a screening per il virus); per via sessuale (penetrazione vaginale, penetrazione anale, cunnilingus, fellatio, anilingus, fisting); per via verticale (dalla madre al figlio durante la gravidanza, al momento del parto, durante l’allattamento).

Quando non si trasmette l’Hiv? Nei contatti quotidiani: nessun familiare di una persona sieropositiva è mai stato infettato. In caso di convivenza con una persona sieropositiva è sufficiente rispettare le comuni norme igieniche: non usare spazzolini da denti, rasoi, forbici. Non si trasmette abbracciandosi, accarezzandosi, baciandosi, facendo il bagno o la doccia insieme. Nel caso della masturbazione, l’importante è che lo sperma o le secrezioni vaginali non vengano a contatto con le ferite aperte.

Come tutelarsi? Il preservativo è sicuramente il mezzo più efficace di prevenzione dall’Hiv e dalle infezioni sessualmente trasmissibili. In commercio se ne trovano per ogni esigenza, sia per uomini sia per donne (Femidom).

Tornando al discorso di apertura, la legge 135/90 ribadisce il principio costituzionale a non subire discriminazioni per motivi di salute; pertanto, i sieropositivi non possono essere licenziati e il test dell’Hiv non può essere richiesto per le assunzioni, né svolto all’insaputa della persona interessata.

Grazie alle terapie antiretrovirali, l’aspettativa di vita di un sieropositivo è notevolmente migliorata, al punto tale che non è da escludere anche il pieno recupero del sistema immunitario.

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